Inaugurazione Mostra Archivio di Stato

Inaugurata lunedì 10 settembre alle 16 all’Archivio di Stato di Prato la mostra Antiche Villeggiature. Val di Bisenzio e Montepiano fra Ottocento e Novecento. La mostra, promossa dall’Archivio con la Fondazione CDSE in collaborazione con la sezione Emilio Bertini del CAI di Prato, resterà aperta fino al 22 settembre.

A tagliare il nastro dell’allestimento Leonardo Meoni, vicedirettore dell’Archivio di Stato di Prato, Alessia Cecconi, direttrice del CDSE, il presidente della sezione pratese del CAI Enrico Lorenzoni e l’assessore del Comune di Vernio, che sostiene l’iniziativa insieme a Vaiano e Cantagallo, Maria Lucarini.

L’allestimento dell’Archivio mette in mostra i preziosi materiali originali che costituiscono il filo conduttore del volume Antiche Villeggiature, pubblicato dalla Fondazione CDSE e di cui sono autrici Annalisa Marchi, Alessia Cecconi, Luisa Ciardi e Cinzia Bartolozzi. Anzitutto le foto e gli album inediti del CAI di Prato, che narrano una stagione di gite domenicali in giacca, cravatta e cappello, sugli itinerari della Guida di Bertini del 1881, con le provviste in carrozza per luculliani pranzi. Documenti, guide e libretti prodotti dal CAI in decenni di affettuosa attenzione per queste valli, accompagnano nell’esposizione i documenti dell’Archivio di Stato su alberghi, trattorie e pensioni rintracciati durante la ricerca che ha dato vita al libro, le foto originali delle ville e dell’intensa vita che vi si svolgeva della Fondazione CDSE e alcune guide d’epoca messe a disposizione dalla Biblioteca Lazzerini. I materiali sono organizzati per sezioni:

  • Ville e celebrità: Alla villa dei Buonamici a S. Gaudenzio soggiornarono nel Cinquecento Agnolo Firenzuola e nell’Ottocento la cantante d’opera Emilia Goggi Marcovaldi e anche Mustafà Effendi, un mamalucco d’Egitto giunto in Toscana per motivi di studio. Altre famiglie nobili, dai Vai del Mulinaccio ai Guicciardini di Usella, trascorsero la loro villeggiatura nelle dimore di famiglia. Tutto questo negli anni in cui si diffondeva la moda della villeggiatura in montagna mentre Schignano e Montepiano si avviavano a diventare vere e proprie stazioni climatiche estive.
  • Montepiano:  A Montepiano sono legati personaggi come l’ingegnere Emilio Abati di Prato: capitano del Genio e uno dei massimi promotori della nuova linea ferroviaria Direttissima, la cui costruzione venne decisa ufficialmente nel 1908. Da capitano a maggiore, fino a generale e addetto militare dell’Ambasciata Italiana a Pietroburgo, appena gli era possibile tornava sull’Appennino, accolto dai numerosi amici. Nell’estate del 1913 trascorse a Montepiano quasi due mesi e scrisse un diario dove racconta anche della gita a Prato sull’automobile del barone Franchetti.
  • Le guide e le gite del CAI: La nascita, fra Ottocento e Novecento, della Val di Bisenzio turistica è in gran parte merito del CAI. Insieme alla Stazione Alpina pratese nel 1885, partirono i programmi estivi di gite, come testimoniato dalla ricca documentazione fotografica nell’Archivio dell’attuale sezione Bertini di Prato. I soci del CAI intraprendevano imprese che richiedevano fatica, dedizione e amore incondizionato per la montagna. Le lunghe escursioni, mutuate sugli itinerari della Guida del Bertini del 1881, avevano come punto di partenza il centro di Prato e solitamente l’ora di ritrovo anticipava le luci dell’alba per concludersi all’ora di cena. Molto amate le gite alla conquista delle vette, sia quelle al limitare della città (come il Monte delle Coste, la Retaia, il Monte Maggiore, Iavello), e sia quelle più sperdute dell’Alta Valle, come le Scalette e il Bucciana.
  • Le vacanze dei fiorentini: C’è chi definì Montepiano, tra ‘800 e ‘900, una stazione climatica “fiorentina”: in estate vi si trasferivano le famiglie più in vista di Firenze, aristocratiche e borghesi, tanti letterati e artisti di origine ebraica. Fra questi Amelia Rosselli, che ebbe un legame particolare con Montepiano dove trovò le balie per i figli Carlo e Nello: donne che, per un anno e più, si trasferirono a Roma con Amelia, lasciando in altre mani le proprie figlie neonate. Da Reggio Emilia veniva il barone Alberto Franchetti, musicista e compositore di fama internazionale. Rimane ancora indelebile nella memoria di Montepiano il pianoforte a coda di Franchetti e soprattutto la sua automobile lussuosa, con la quale sfrecciava per le strade dell’Appennino.

                     
ANTICHE VILLEGGIATURE
Archivio di Stato di Prato – Palazzo Datini, via Ser Lapo Mazzei 4
10 – 22 settembre 2018
  • Lunedì/mercoledì 8.30 – 17.20
  • Martedì/giovedì/venerdì 8.30 – 14.50

info@fondazionecdse.it

Di seguito la rassegna stampa, le interviste e il servizio al TG: