Ultime dal Gigi…

La tana del Bianconiglio\Attraverso lo specchio\Ventiventi*

*nome da decidere

02 - Bianconiglio

Come molte storie che Gigi ci racconta anche questa nasce dal cassetto delle “cose da fare”. Storie che aspettano lì, lasciate a maturare per mesi o anni e che solo noi USpisti sappiamo riprendere in mano scegliendo a caso in quella montagna di punti interrogativi.

XXX-XII-MMXIX

Siamo in sette (1), i punti interrogativi scelti sono due: La “sala del Massone” dove andranno Alex e Sorry (A). L’invitante buco in parete alla sala sopra il terrazzo dell’Ovo che vedranno protagonisti Andrea, Francy e io (B).
La terza mèta, non esplorativa ma turistica, porterà Paolo e Giampa (C) alla giunzione con Mani Pulite passando dai saloni del “Grande Lino”.

– Mario! È tua questa corda? –
– Si Ale, daccela vai, la portiamo con noi… servisse… –

Entriamo: “i Massoni” dal Gigi, e noialtri dallo Spluto; sono le dieci, fissiamo il ritrovo all’esterno per le 19-20. Sorry & Alex come pure I’Kapo e Giampy non hanno orologio, Andrea ed io gli diamo i nostri… e noi rimaniamo senza, vedremo poi quanto ci sarebbero tornati utili!

Entriamo, strettamente avviluppati nel gelido abbraccio roccioso che lo Spluto ci regala. Va da sé che per noi (B) il tratto sarà breve (molto meno breve per il gruppo *C); infatti dopo poche decine di minuti siamo già tutti e tre a guardare in alto il buco che ci attende.

– Beh… non è poi così in alto. –
Mettiamo in atto tutta la nostra “diversamente elegante” tecnica di risalita e in poco tempo siamo su… l’ambiente va… continua in alto. Piccolo briefing per valutare il materiale a disposizione e come molte altre volte in passato ci rendiamo conto che i sogni erano tanti
– centinaia di metri di grotta nuova, pozzi in giù, pozzi in su… materiale a disposizione… un cazzo – .

Abbiamo 5 fix, 6 piastrine e relativi moski, due spezzoni di corda da ben 8 m, un cordino in kevlar e (per fortuna) la corda da una ventina portatami da Alex… bravi (forse) ma leggermente raccattati.
– Beh, si fa co’icche s’ha, giù… anzi su. –

Continuiamo diversamente eleganti a risalire utilizzando solo armi naturali fino ad una saletta dalla quale dipartono una serie di “possibilità esplorative” sia in alto, sia in basso… – ‘ndo si va? – Io vo giù (dico), lego la corda ad uno spuntone, lo doppio con il cordino (per risparmiare fix lo faccio passare attraverso un buco fatto col trapano su una sporgenza in parete… tanto chi l’ammazza!). Scendo il pozzo (un quindicino bellino bellino), oltre la base continua in basso per altri 5/6 metri, fraziono sempre su spuntone, mi affaccio per guardare se la corda arriva alla base… arriva pelo pelo… e vaiii, scendo ma appena sotto il bordo vedo quanto sono stato fava… – Genteee qualcuno scendaaa… ho fatto una cazzataaaa! –

Guardando in alto mi accorgo infatti che continuando a scendere, se la corda alla quale sono attaccato si sposta da dove l’ho fatta passare, si infila direttamente in una fessura modello “Gillette” tranciandosi e di conseguenza ponendo fine alla mia attività esplorativa… oltre a tutto il resto.

Rimango lì a culostrinto finché arriva il mio salvatore che me la tiene ferma, scendo, e oltre la base… – Minchiaaa! Pozzoneee! Gnamoooo! –

Arrivano finalmente anche i soci e ci mettiamo a valutare. Sarà un venti… no mi sa che è un trentino… a me (io) mi sembra almeno un cinquantino! Cecchi un di’ cazzate! Cazzate una sega! L’è un cinquantino… vai, un quarantaseino almeno. Rimaniamo li a sparar misure… tanto la corda per scendere “un’sa”.

Torniamo alla base del ventino (P. Alice). Mentre io scendevo gli altri due si erano infilati in un paio di buchi che scendevano paralleli al pozzo e, guardando da sotto, ci siamo resi conto che la frattura sulla quale è impostato si perde nel nero di un lato di esso… andiamo lì. Infatti il buco dal quale si erano affacciati, attraverso una strettoia verticale, scendendo permette di arrivare in “kamikasika” libera fino alla base. Su un lato… un buco abbastanza grande da passarci ci fa arrivare in una sala… merdaa!

Merda? Si si, pare merda, insomma, cacchine. Pipistrelli? Troppo grosse e che cazzo di pipi sono! E allora di cosa sono? Mentre ci aggiriamo tra cacatine varie vedo tra i sassi un ex animale, resti di uno scheletrino con vari ossicini sparsi e un cranietto che di pipi di sicuro non è; “oh icchellè?” ha i denti da carnivoro quindi manco è un ghiro, il ghiro è fatto a topo quindi è un roditore…o no… boh.

Lo lasciamo nella merda e ci rimettiamo a fruzzicare. Par d’essere in un groviera, roba che scende (forse comunica con il pozzone sotto), roba che sale, condotte e meandri che partono sparate con tutte le caratteristiche per andare chissà dove e a merda chiudono dopo pochi metri. E passaggini che sfondano su “Marmitte” chiuse.

Dopo un po’ ci riuniamo e ad Andrea viene un’ idea malvagia:
– Senti, si fa così. Si disarma il pozzo, la corda recuperata si riporta giù scendendo per i passaggini in libera e si comincia a scendere il pozzone. Si guarda ikke fa poi si risale in libera fino alla saletta e si va via –.
…??!!… mi ci vuole un po’ a capire il tutto ma una volta acquisito il senso di quella folle idea mi viene spontaneo il grido del cammelliere che stoppa il suo quadrupede (Grande pepori!) …Lee! camel…

Mi è andata bene con la “Gillette” e l’idea di infilarmi in quella fessura con un simpatico vuoto di svariate decine di metri ornate da spuntoni e lame, per recuperare la corda ed usarla (dico io) per scendere solo una parte del pozzone, rifare la stessa strada per tornare su senza lasciare altri defunti oltre ai misteriosi scheletrini mi pare difficile… li convinco. Oltretutto dobbiamo riarmare la discesa delle prime risalite dalle quali abbiamo tolto le corde per utilizzarle quassù. Quindi niente cazzate!

Si ritorna su alla saletta e fruzzicando ancora in alto ci infiliamo in vari ambienti, in uno di essi, un cunicolo in salita va su su fino a un tappo di sassi fra i quali… RADICI! Minchia, siamo quasi fuori… ma dove?
Niente rilievo (attrezzatura lasciata a casa) niente orologi con bussola e altimetro (dati a *A, *C) …che faveee!

Alle 18 circa siamo fuori, ce lo dice Sorry che con Alex è già fuori da un po’. A loro non è andata benissimo poco nuovo e di merda. Capatina, per scaldarci, alla “buca della Trincea” tanto per vedere se con tutta l’acqua che è venuta è successo qualcosa … tutto uguale.
Torniamo alle macchine, ci sono anche Giampa e Paolo che si stanno cambiando…
Quindi: Castelnuovo>pizzeria>casina>doccia>letto.
A Befana, che ha sempre portato regali ai Gigisti.
Bye bye,
CKY


VI-I-MMXX

La befana ci regala la discesa del “pozzone” che -one poi non è, risultando di tredici miserrimi metri (altro che quarantaseino!) oltre il quale, dopo una strettoia Paolo scende ancora per una ventina di metri fino alla base di una sala.
– Com’éééé! Che veeedi? Dopo poco urla, c’è un ometto di sassi!… Dopo un altro po’, c’è anche una ordaaa! Un capisco però n’do siamooo! –

Scendono anche gli altri e si rendono subito conto di essere scesi alla base della “Sala del silenzio” che è sulla via che porta al Grande Lino – Mani Pulite.

Beh in fondo non è andata malaccio; con questa esplorazione abbiamo aggiunto ancora 188 metri di grotta (per niente male) al Gigi per un totale di 11960.

Fine di una parte dell’esplorazione del 2020 (ex tana del Bianconiglio). Torneremo con gli ARVA e le radio per tentare di individuare ed aprire dall’esterno il cunicolo con le radici in testa… se ci riuscissimo potremmo entrare da lì evitando tutte le bestemmie che lo Spluto favorisce transitando da esso.

P.S.
Giovedì proporrò la serata dell’anziano, in onore a:

  1. Me, che nella foga del momento, ho scambiato un tredicino per un quarantaseino.
  2. Paolo che non ha riconosciuto il posto dove era passato appena una settimana prima… Ah, la vecchiaia!

CKY

(1) cast, in ordine alfabetico:

  1. Andry Andrea Belli
  2. Alex Alessio Augugliaro
  3. Francy Francesco Marini
  4. Giampa Giampaolo Mariannelli
  5. I’kapo Paolo Castellani
  6. Io Mario Cecchi
  7. Sorry Fabio Luisini

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